Con-senso
Riflessioni Di Antropologia Applicata Sul Diritto Alla Salute E Il Consenso Informato
Part of the Antropologia della Contemporaneità series
Il consenso informato è davvero garanzia di un diritto alla salute soggettivo, libero e consapevole per tutte e tutti, senza discriminazioni? Cioè, il consenso informato, per come viene agìto nelle prassi, riesce a porsi quale garante di diritti? Il testo cercherà di rispondere a tali quesiti attraverso la restituzione di una ricerca antropologica svolta nel reparto di ginecologia ed ostetricia di un'azienda universitario-ospedaliera della regione Emilia-Romagna. Partendo da riflessioni filosofico giuridiche, l'autrice interroga la capacità dei diritti fondamentali, ed in particolare il diritto alla salute, di divenire sostanziali nel contesto contemporaneo interculturale. L'esigibilità nelle prassi quotidiane va infatti compresa considerando le diverse dimensioni di potere che caratterizzano le relazioni, in primis quella medico-paziente. Attraverso l'etnografia delle azioni sanitarie, le modalità in cui viene agito il consenso informato entrano in dialogo con la riflessione rispetto alle criticità ed alle disfunzioni proprie della logica aziendalistica strutturante l'incontro tra sapere biomedico e cittadini.
Alimentare il sociale
Sguardi Etnografici Sulla Produzione E Il Consumo Di Cibo Nella Contemporaneità
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Attraverso una pluralità di casi etnografici in Italia, Marocco e Per, il libro esplora i modi in cui il cibo alimenta il sociale, articolando tra loro umani e non umani, ambienti e territori, tutti contraddistinti da specifiche materialità. Superando la dicotomia natura-cultura, i saggi mostrano come le persone, nella concretezza delle pratiche quotidiane, attuino forme implicite o esplicite di resistenza nei confronti di un riduzionismo alimentare che trasforma ciò che mangiamo in un mero nutrimento medicalizzato o in un prodotto di mercato pianificato e standardizzato attraverso il sapere scientifico. Su questi processi culturali, che rivestono un ruolo chiave nella contemporaneità, l'antropologia ha ancora molto da dire.
Vasche e martello
Minatori Illegali Nella Bosnia Ed Erzegovina Post-socialista: Etnografia Di Un Mondo Sommerso
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Una vasca da bagno risale lentamente, come sospinta dal soffio di Madre Terra, dalle viscere di una collina metallifera nei pressi di Zenica, nella Bosnia centrale. Un carico di carbone fumante appena estratto è pronto per essere setacciato e caricato su un vecchio camion dell'esercito jugoslavo dalla squadra di minatori che opera in superficie. È così che, dalle profondità della terra dove trovano lavoro centinaia di minatori illegali bosniaci, nasce un florido commercio parallelo di carbone che andrà ad alimentare caldaie e cucine di migliaia di famiglie in tutto
il Paese. Ciò avviene in totale assenza di contratti, norme di sicurezza, tutele assicurative o garanzie di alcun tipo per i lavoratori.
La dissoluzione della Jugoslavia e la Guerra che ne è seguita hanno portato al collasso del sistema-vita in cui gli abitanti di Zenica hanno vissuto per 50 anni. I lavoratori dell'acciaieria e delle miniere statali sono stati espulsi in massa dal mercato del lavoro senza alternative.
I piani di aggiustamento strutturale in chiave neoliberista che hanno caratterizzato il Dopoguerra bosniaco hanno mutato radicalmente i rapporti sociali, economici e politici nella città-modello socialista. Per far fronte a questa crisi, l'economia sommersa ha assunto un ruolo di primo
piano, che a Zenica si è manifestata con l'estrazione illegale di carbone.
Questo libro, frutto dello sforzo etnografico che ha portato l'autore a lavorare fianco a fianco con i minatori abusivi, rappresenta il primo progetto di ricerca in ambito europeo nel filone di studi delle Artisanal and Small Scale Mining (ASM) e si propone di indagare i temi cari alla letteratura dei post-socialist studies, in particolare la situazione del mercato del lavoro bosniaco e i temi ad esso correlati quali disoccupazione, emigrazione, diritti dei lavoratori, genere, corruzione, sfruttamento e processi di produzione di illegalità in questo particolare contesto
post-industriale, post-bellico e post-socialista.
Produrre E Riprodurre Soggettività Nello Scenario Post-pandemico
Differenze, Gerarchie E Forme Di Esclusione Tra Strategie Di Controllo E Tattiche Di Resistenza
Part of the Antropologia della Contemporaneità series
La pandemia da Covid-19 ha attivato tensioni nelle relazioni quotidiane di potere che hanno permesso di ricondurre questioni economiche, lavorative e professionali entro pi ampie matrici sociali, politiche e culturali. Indagando etnograficamente le condizioni di lavoro e di vita durante la pandemia, gli autori e le autrici dei contributi qui raccolti forniscono un ritratto della soggettività e delle sue plurime articolazioni di classe, genere e "razza" che, per un verso, vengono forzate alla produzione di forme di vita funzionali alle strutture produttive e di potere e, per un altro, generano forme di vita non pienamente compatibili o aderenti alle richieste che le vengono imposte. Attraverso l'esplicita formulazione di esperienze di vita e di lavoro che sfidano gli ordinamenti sociali imposti dalla pandemia, i contributi mostrano, allora, in che misura la soggettività agisca da fattore di mediazione tra vecchie e nuove dinamiche di potere.
Traiettorie riproduttive e mobilità tra Africa ed Europa
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Sulla base di ricerche sul campo condotte in diversi contesti dell'Africa e in Italia, questa collettanea di saggi intreccia i dibattiti antropologici sulla parentela a quelli sulle migrazioni, esplorando la relazione tra mobilità transnazionale e traiettorie riproduttive di donne e uomini provenienti da vari contesti africani. Le politiche migratorie, le condizioni socioeconomiche, le aspettative sociali, i modelli di genitorialità, le appartenenze religiose, l'accesso al mercato del lavoro, le relazioni di genere e il capitale sociale che una famiglia è in grado di attivare sono tutti elementi che influenzano le traiettorie riproduttive, talvolta creando discrasie profonde tra il numero di figli avuti e quelli desiderati o tra forme di parentela e relazionalità estremamente differenti. Questi contributi ci mostrano l'estrema variabilità dei modelli, dei principi e delle condizioni che modellano le traiettorie riproduttive tanto in Africa quanto in Europa: una variabilità che, da un lato, impedisce di operare generalizzazioni essenzializzanti rispetto a qualsivoglia "comunità", "diaspora" o "gruppo" preso in esame, ma che, dall'altro, consente di sottolineare similitudini profonde non solo tra persone provenienti da contesti africani diversi, ma anche tra questi e i cosiddetti "autoctoni". Proprio perché influenzati dall'articolazione di molteplici fattori (socioeconomici, politici, abitativi, ideologici, religiosi, valoriali), i comportamenti riproduttivi risultano per loro natura plurali e sfaccettati, storicamente e culturalmente situati e non riducibili a visioni lineari, meccaniciste o essenzializzanti della vita sociale.