L'albergo delle tre rose
Part of the Le indagini del commissario De Vincenzi series
In un albergo abitato da strani personaggi, che si dedicano di nascosto al gioco d'azzardo, è stato ucciso un uomo. E non solo ucciso: prima pugnalato e poi impiccato. Si tratta di un giovane inglese dal passato nebuloso. Seguono poi altri omicidi, altri apparentemente insormontabili ostacoli fra il commissario De Vincenzi e la verità. Quando poi in albergo arriva pure un avvocato, ancora inglese, le cose si complicano. L'uomo deve leggere agli eredi del morto un testamento, che sarà valido solo se reso noto alla presenza di tre bizzarre bambolette di porcellana. De Angelis sceglie quella che potremmo definire un'atmosfera alla Agatha Christie, ma la soluzione è molto lontana dalle raffinatezze del delitto all'inglese. Assomiglia pi a quella verità che sa di violenza e sconfitta della «Milano calibro 9» di Scerbanenco.
De Vincenzi e il mistero di Cinecittà
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De Vincenzi è un commissario che si muove fra gli uffici di Roma e Milano. È colto, introverso, incline alla malinconia, un umanista umano che anticipa tanti investigatori all'italiana. Le sue indagini hanno un andamento sinuoso, si complicano aprendo finestre su ambienti segreti, così come sulla psicologia dei personaggi. C'è un che di teatrale nei testi di De Angelis, un «teatro in giallo» che cela un gusto per la commedia che ha fatto scuola fra i suoi successori. De Vincenzi e il mistero di Cinecittà, capolavoro del genere, è sottilmente erotico, una storia di delitti in serie, ossessivi, simile ai crimini di un serial killer. È il 1939, siamo a Cinecittà, la fabbrica dei sogni del Duce. Un geniale regista cinematografico, venerato dalle donne, e un attore del film a cui insieme stavano lavorando vengono uccisi, a poche ore uno dall'altro. Spetterà a De Vincenzi sciogliere la matassa.
Le sette picche doppiate
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Milano, anni Trenta. Due tipi distinti si trovano faccia a faccia sulla soglia dell'Hotel Londra: un breve saluto nel rispetto dei convenevoli, ma dalle espressioni dei volti è facile intuire che tra loro non corre buon sangue. Sono amanti del Ponte, gioco di carte che prevede un complesso regolamento, molto apprezzato dalle persone della nobiltà e dell'alta borghesia soprattutto per le somme considerevoli in palio. Tutto cambia quando il corpo del marchese Arturo Aclisles viene trovato senza vita, abbandonato su una poltrona della sala da cui si accede ai tavoli da gioco. Di fronte a sé il commissario De Vincenzi stavolta ha un enigma. Un gruppo di persone che, per ragioni ancora da accertare, dopo essersi conosciute negli Stati Uniti si sono ritrovate, pare per caso, a Milano proprio all'Hotel Londra.
Il candeliere a sette fiamme
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Il candeliere a sette fiamme comincia con la scoperta di un cadavere. Tipico, si direbbe. Tuttavia il cadavere in questione è di incerta nazionalità, sventrato in uno squallido alberguccio di Milano. Dalle brume della capitale economica, il commissario finirà per attraversare il Mediterraneo, in un'inchiesta che diventa un'avventura di spionaggio e riguarda la questione palestinese. Tenebre quasi gotiche e sotterfugi di ogni genere si frappongono fra il protagonista e la verità. Per non menzionare una folla di personaggi assai bizzarri: un uomo ragno, un'inglesina, tedeschi-arabi misteriosi, e un'organizzazione di ebrei difficile da decifrare.
Oltre all'intrigo poliziesco, questo romanzo del padre nobile del giallo italiano può attrarre anche per un curioso interesse storico. Può servire infatti da esempio per illustrare la politica del fascismo verso la narrativa criminale. Un genere che spaventava il regime, il quale imponeva protagonisti negativi stranieri e ambienti bizzarri che non rimandassero in alcun modo all'Italia.
L'impronta del gatto
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Nell'inchiesta dell'Impronta del gatto, il poeta-poliziotto De Vincenzi affronta l'assassinio di un depravato milionario venezuelano, che abita a Milano. Il cadavere viene rinvenuto sul portone dell'abitazione della vittima, ma è a quel punto che compare il felino con le sue zampette sporche di sangue e rimette in moto verso una direzione diversa De Vincenzi, che, lento e agile un po' come un gatto anche lui, ha il genio di profittare delle opportunità del caso.
Sei donne e un libro
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Sei donne e un libro (1936) è il secondo romanzo della serie del commissario De Vincenzi, alter ego dell'autore Augusto De Angelis. Un poeta-poliziotto, professionalmente e politicamente tiepido se non scettico, che legge testi eretici per l'epoca e sembra osservare la realtà attraverso gli umori crepuscolari che lo caratterizzano. Siamo in una Milano consapevole di essere moderna, che si sta riscoprendo metropoli, dove le sei donne del titolo sono quelle che hanno circondato il professor Ugo Magni, medico di successo, senatore, «un vittorioso, un fortunato della vita». Che però viene trovato ucciso nei locali di una piccola libreria. Un libro scomparso, suggestioni di spiritismo, una strana premonizione affidata a dei ferri chirurgici recapitati in questura dentro un camice bianco. De Vincenzi indaga tra interni Déco con dame stupende e case di ringhiera che fanno da sfondo a un universo di portinaie e popolani.
Giobbe Tuama & C.
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A Milano si svolge la Fiera del Libro, e nel fervore consumistico della capitale letteraria, tra intellettuali e scrittori, accade il pi tipico dei delitti. Sotto un bancone viene rinvenuto il cadavere di uno strano personaggio: si chiama Giobbe Tuama, ma è conosciuto anche con un altro nome, forse non suo, Jeremiah Shanahan. Sì, un americano, ma vive in Italia da tempo ed è ufficialmente seguace di una chiesa evangelica e fa propaganda di Bibbie. Non solo: Tuama è anche un noto usuraio. Ma il suo strangolamento non è l'unico delitto su cui il commissario De Vincenzi, malinconico e colto poeta, è chiamato a indagare. Poco dopo un altro straniero infatti è trovato ucciso con un tetro simbolismo che rimanda a un'oscura setta di stranieri, così invisi all'autarchico regime fascista. I delitti di Augusto De Angelis spesso profumano di esotico, una regola obbligata per esorcizzare un genere letterario inviso al fascismo. Tuttavia l'autore sapeva occultare novità stilistiche e tematiche fra le proprie righe, in una maniera così fine che gli ha consentito di diventare un vero classico. Nella Milano anni Trenta che pare essere madre e matrigna, il personaggio di De Vincenzi, pur con critico distacco, è disposto a tutto per arrivare alla verità.
Il mistero della Vergine
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Fa caldo a Milano, troppo caldo. È l'estate del 1937. A breve si corre il Gran Premio Ippico di San Siro e una formidabile cavalla americana di proprietà del Barone Verbena sembra essere la favorita. Eppure i fantini, che dovrebbero montare "Vergine", muoiono assassinati uno dopo l'altro. Una Milano soffocante e viziosa, fra fantasmi del passato, nobiltà e crimine, fa da sfondo a questo inquietante romanzo di Augusto De Angelis. Il commissario De Vincenzi arriverà alla soluzione di un mistero terribile e folle al tempo stesso. Come sempre, sarà l'animo umano il mostro col quale dovrà confrontarsi.
Il banchiere assassinato
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Il banchiere assassinato, primo romanzo della serie di De Vincenzi, ci presenta sin dal principio un investigatore anomalo: un poliziotto che ha un sincero interesse per la poesia e le letture, forse passioni troppo inusuali per un poliziotto del Ventennio fascista. È l'intuizione psicologica il suo metodo investigativo, un amore per l'osservazione che conduce a indizi segreti e apre porte di verità nell'inchiesta. È notte nel suo ufficio, quando irrompe l'amico Giannetto Aurigi, un ricco debosciato attanagliato dai debiti. Quando arriva una telefonata ad annunciare un morto in via Monforte, la vicenda cambia di segno. Il cadavere appartiene al banchiere Mario Garlini, che sembra avere un oscuro legame proprio con lo sfortunato Aurigi.
Il mistero delle tre orchidee
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Tre cadaveri, uno dopo l'altro, sono trovati nella Casa di Mode di Cristiana O'Brian, accompagnati da un'orchidea ciascuno. Cristina è dama dal fascino avvolgente come il suo corpo flessuoso, ma dall'oscuro passato. E se qualcosa da quel passato nebuloso fosse riemerso? Forse, qualcosa che possiede un viso antico e minaccioso. Le indagini di De Vincenzi sbalzano eventi e persone dal passato al presente, da una riva all'altra dell'oceano, dalla Milano raffinata e alla moda degli anni Trenta agli ambienti dei gangster americani, da false a vere identità. Ma stavolta i fatti nudi e crudi saranno difficili da accettare.