Giovanni Giudici: la poesia, l'archivio
Part of the Testi e Testimonianze di Critica Letteraria series
La poesia di Giovanni Giudici si propone fin dall'inizio come superamento di una tradizione poetica, quella dell'ermetismo e del neorealismo, e trova una prima affermazione con La vita in versi, nell'epoca del miracolo economico. Mentre si delinea il profilo di un io personaggio che assume i tratti dell'uomo comune, lo stile elabora una modalità di scrittura che tende alla comunicazione con il lettore, alla comprensione e alla narratività, negli stessi anni in cui la neoavanguardia ricerca una linea diversa, eversiva.
Ma attraversando i decenni del secondo Novecento, le raccolte successive aprono un nuovo campo di sperimentazione, oltrepassano i confini tra generi e stili, mantenendo comunque l'obiettivo di una poesia che costituisca essa stessa un'esperienza umana ed esistenziale. Da questo punto di vista, le carte edite e inedite conservate all'Archivio Apice si rivelano una ricchissima registrazione di un percorso poetico e intellettuale. I saggi qui raccolti ripercorrono questa traiettoria, mettendo a fuoco la variabilità e l'eterogeneità di una scrittura discontinua, a tratti intensa e continuativa, in altri momenti alternata e lacunosa, ma sempre in dialogo con il concetto di impegno, nei confronti di un linguaggio democratico e della realtà sociale.
Antropologia del personaggio e critica della traduzione
Due saggi sull'Éducation sentimentale
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Due saggi sul capolavoro di Flaubert, il romanzo che pi di ogni altro segna una svolta nella letteratura, non solo francese, dell'Ottocento. Il primo studia le motivazioni – testuali, non psicologiche – dell'azione, e pi spesso dell'inazione, di Frédéric Moreau, cioè l'antropologia di un protagonista incoerente e neghittoso, che può essere considerato il capostipite di tutti gli inetti novecenteschi. Il secondo propone una lettura ravvicinata di alcune fra le pagine pi belle del romanzo, prendendo come filo conduttore l'esame puntuale di una recente traduzione italiana. Entrambi partono dall'accertamento filologico e dal dettaglio stilistico per dare sostanza a un'interpretazione complessiva che rifiuta di ricondurre il romanzo a un facile esercizio di parodia nichilista, mostrandone invece la complessità e le irriducibili ambivalenze. Entrambi offrono numerosi spunti teorici: sul personaggio romanzesco e sulla traduzione; e sono sorretti da una tensione etica che prova a non perdere di vista il senso della critica letteraria: per la vita e per la politica culturale.
Giovanni Giudici e i libri degli altri
Atti del Convegno internazionale di studi (Genova, 6-7 giugno 2024)
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Diceva Giacomo Noventa che dopo 7000 anni di letteratura non si poteva scrivere nulla di nuovo. O comunque era diventato difficile. Ma si
danno casi in cui il «nuovo» può trovarsi là dove meno appare o tale non si pretende. Penso a certe poesie che a primo impatto sembrerebbero
poco comprensibili e tuttavia riescono a sedurre: col ritmo, col suono, col geloso mistero della loro «lingua strana». Penso a romanzi dove il
lettore non viene informato sul «come-va-a-finire» (e «Va a finire che non finisce» verrebbe voglia di dirgli, magari consigliandolo di cercare
in altro campo, fra le tonde e rigogliose zucche dei romanzi dove tutto è spiegato). Ma pi che dare risposte (c'è chi sostiene) l'opera letteraria
non dovrebbe aprire domande? Non sta proprio in questo la scommessa della sua durata?
G. Giudici, I mari di Biamonti, Trentarighe, «l'Unità», 23 maggio 1994, p. 6
Il volo e «tutto il resto»
Lettura Di Staccando L'ombra Da Terra Di Daniele Del Giudice
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Del Giudice ricorda di avere intrapreso la scrittura di Staccando l'ombra da terra (1994) esortato da Federico Fellini, al quale lo scrittore avrebbe parlato delle proprie esperienze di volo con entusiasmo tale da indurre il regista a suggerirgli di scrivere ciò che gli aveva raccontato a voce. Forse la notizia non deve essere creduta alla lettera, ma indubbiamente in ogni pagina di Staccando l'ombra da terra si sentono la passione del suo autore per il volo e per il racconto. Il saggio di Stefano Ballerio cerca di seguire la scrittura di Del Giudice studiandone gli aspetti stilistici e narratologici, elaborandone i temi, discutendone lo statuto, tra fattualità e finzionalità, e approfondendo il dialogo che essa intrattiene con i testi e le riflessioni di Antoine de Saint-Exupéry, Joseph Conrad, Primo Levi e Italo Calvino. Il saggio si propone quindi di offrire una lettura dell'opera di Del Giudice che la situi nel contesto della letteratura europea e ne riconosca le molteplici forme e direzioni di senso.
Dov'è la letteratura? Circolazione, istituzioni, rapporti di forza
Atti Del Convegno Annuale Dell'associazione Di Teoria E Storia Comparata Della Letteratura. Bologna,
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Giocando sulla metafora spaziale, i saggi contenuti all'interno di questo volume si chiedono dov'è la letteratura. In quali circuiti, canali, supporti, dispositivi, forme di esposizione, valorizzazione e patrimonializzazione si produce e si diffonde un fenomeno che continuiamo a chiamare «letterario»? Fino a che punto agiscono ancora i meccanismi tradizionali della consacrazione estetica, fino a che punto tutto è inglobato da quella generale messa a profitto, da quella pervasiva capitalizzazione dell'esperienza che governa la nostra forma di vita? Esiste ancora una «Repubblica mondiale delle lettere»? O forse, il modello politico della Repubblica che ha accompagnato l'avventura della modernità ha ormai ceduto il passo al dispositivo di governo delle attuali tecnocrazie, la Governance? La nozione di "rapporti di forza" risulta ulteriormente estesa alla luce delle recenti logiche di un campo letterario globalizzato, delle nuove relazioni tra il globale e il locale, delle modalità di circolazione, degli inediti canali di consacrazione aperti dalla rete, della mediatizzazione della letteratura, degli assetti linguistici e geo-politici degli anni Duemila, che investono tanto la produzione contemporanea quanto la persistenza o l'eclissi della letteratura già canonizzata, e che dunque modellano anche la storia letteraria e le sue partizioni interne (generi, modelli, canoni, letteratura "alta" e "bassa", sperimentazione e mainstream).
Storie di voci collettive
Morfologia del graphic novel di reportage
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Nel sistema culturale contemporaneo, sempre pi caratterizzato da transmedialità e ipermediazione, emerge il graphic novel di reportage. Genere ibrido nato dalla convergenza tra reportage e graphic novel, è ancora spesso incluso indistintamente nel pi ampio campo del comics journalism. Gli autori sono artisti-reporter che, consapevoli del proprio ruolo culturale, scelgono di confrontarsi con le crisi del nostro tempo, difendendo una verità diversa attraverso il loro mestiere: raccontare storie. Ma che valore ha oggi, in una società segnata dalla saturazione mediatica e informativa, raccontare storie?
«Raise the voice up», scrive Joe Sacco in War on Gaza (2024). «Dare voce e, se possibile, […] dare una piccola luce a storie che altrimenti rimarrebbero invisibili. Sepolte nel fragore delle bombe», aggiunge Igort in Quaderni ucraini (2022). Si tratta di narrazioni che hanno al centro le piccole storie private dei testimoni, a cui si vuole restituire dignità sottraendole all'oblio della memoria. Storie di voci collettive si propone, da un lato, di analizzare la funzione conoscitiva e l'impegno critico che distinguono queste opere dai media informativi tradizionali. Dall'altro, intende affrontare il vasto campo del comics journalism delineando una morfologia di genere del graphic novel di reportage. In questo libro viene individuata una linea storica e formale finora non sistematizzata, che consente di riconoscere in tale forma narrativa un genere autonomo. Il volume propone un'architettura teorica fondata sui concetti di collettività e coralità, utile all'interpretazione delle opere riconducibili alla famiglia del graphic novel di reportage.